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Moduli C - La sicurezza

La percezione del rischio

Le aziende, nella maggior parte dei casi, applicano le normative vigenti e investono notevoli risorse nella prevenzione di questi. Eppure gli incidenti sul lavoro sono ancora molto numerosi, specialmente quelli mortali. Uno dei fattori determinanti potrebbe essere la scarsa percezione della loro esposizione ai rischi. Eliminare la probabilità di incidenti sul luogo di lavoro è impossibile ma ridurli attraverso la gestione del rischio è un obiettivo possibile.
Ma che cos’è il “RISCHIO”? E’ l’eventualità di subire un danno connessa a circostanze più o meno prevedibili. Il rischio è connesso alla frequenza del verificarsi del danno e della grandezza che questo stesso può causare e risulta essere quindi legato sia ad eventi lavorativi comuni e normali che straordinari ed imprevedibili.
Pertanto i rischi vanno studiati e conosciuti per identificarli, stimarli e poterli poi mantenere sotto controllo, ovvero gestirli. Infatti, è impossibile eliminare i rischi nei processi di lavoro, ma è possibile ridurli fino a far divenire il rischio stesso accettabile.

Ad oggi, persiste ancora, in molte realtà organizzative, un atteggiamento di passività nei confronti dell’eventualità che si verifichi un incidente sul luogo di lavoro; basti pensare alla difficoltà che spesso i responsabili aziendali incontrano nel far utilizzare i dispositivi personali di sicurezza o nel far rispettare l’ordine prestabilito di alcune operazioni durante il lavoro.

Risulta così necessario intervenire in quest’ambito, superando tale atteggiamento e mutandolo in comportamenti attivi attraverso un vero coinvolgimento di tutti nel processo produttivo. La strada principale è quella di aumentare, nei lavoratori, la cultura della percezione del rischio e vincere le naturali resistenze verso i cambiamenti organizzativi.

La sicurezza non può essere vista solo come un semplice calcolo probabilistico che un evento possa o non possa accadere, ed in che percentuale, ma è anche costituita dalla percezione della situazione nella quale ci troviamo e dei rischi percepiti nella realtà lavorativa. Nel mondo del lavoro bisogna tenere presente un semplice principio: “La sicurezza assoluta non esiste”.

Purtroppo accade spesso che si tende a sottostimare o sovrastimare il rischio, proprio perché non si può applicare, a esso, un semplice calcolo matematico, ma si deve tenere in considerazione anche il fattore umano, sia singolo che di gruppo, che deve assolutamente essere studiato, conosciuto e valutato.

Molte ricerche, ad esempio, hanno evidenziato come la percezione del rischio sia più elevata in relazione a se stessi piuttosto che verso gli altri.

Un altro fattore di rischio è la stanchezza e non solo quella fisica, ma anche quella mentale. Più si è stanchi e più diminuisce la capacità di concentrazione e percezione dell’ambiente circostante.

In molti lavori e luoghi di lavoro, che hanno un alto rischio di infortuni, occorre intervenire sull’organizzazione del lavoro stesso con uno studio molto accurato dei tempi e delle pause necessarie.

Infine è possibile affermare che per ridurre davvero il rischio occorre gestirlo. Tale gestione passa attraverso la formazione, l’informazione e l’addestramento.

Spesso gli incidenti accadono per difetto o di abilità, o di conoscenza o di comportamento. Per ridurre i rischi e iniziare una politica di prevenzione occorre far nascere, all’interno dell’Azienda stessa, la “Cultura del rischio sul lavoro” ed ancor più la “Cultura della percezione del rischio”, attraverso una corretta informazione e trasparenza e un grande lavoro di trasformazione culturale.

Introdurre un cambiamento culturale richiede tempi lunghi e notevoli investimenti, anche economici, da parte di tutta l’organizzazione del lavoro di un’Azienda.

I fattori che influenzano la percezione del pericolo sono legati all’età, al sesso, al grado di cultura, al contesto sociale, agli interessi ed al grado di conoscenza del pericolo.

La mèta finale di ogni intervento è far coincidere il rischio reale con quello percepito, anche se ciò risulta difficile da realizzare.

Più il rischio è alto più deve aumentare l’attenzione. Un fattore determinante della prevenzione è l’informazione che deve essere sempre bidirezionale. I lavoratori devono avere delle opportunità per evidenziare tra loro i rischi e poterli comunicare a i responsabili. Da parte sua, l’azienda deve aggiornare i rischi presenti nelle attività svolte dai dipendenti e comunicarli a questi. Per far ciò risulta molto importante la valutazione congiunta con i lavoratori e i loro responsabili a fronte dei rischi presenti nelle nuove o di impreviste attività che si verificano, per esempio per guasti o calamità.

Senza un intervento preliminare di sensibilizzazione al rischio, ogni intervento di formazione sulla prevenzione otterrebbe pochi risultati. Si ribadisce che agire in sicurezza vuol dire avere la percezione dei rischi che si stanno correndo.

Un grande pericolo è che il lavoratore pensi di avere sotto controllo la situazione solo perché fa da molto tempo quel lavoro senza che si siano verificati incidenti.

Questa è solo una falsa sicurezza. Fattori che vanno accuratamente studiati e che concernono ogni singolo lavoratore sono: le sue conoscenze, le sue abilità e le sue aspettative.

Ogni processo formativo sulla prevenzione dovrebbe iniziare sempre con la sensibilizzazione ai rischi, per poi proseguire con la conoscenza della normativa vigente, che non va mai dimenticato, è fatta di diritti ma anche di doveri per i lavoratori.

La fase dell’intervento dovrebbe specificare i rischi effettivi presenti nei processi di lavoro e l’analisi generale della chiamiamola “politica della prevenzione nell’Azienda”.

Ogni qual volta avviene un cambiamento all’interno di un processo produttivo, ad esempio per l’introduzione di nuove attrezzature, occorrerà analizzare di nuovo i piani di sicurezza, ma con il coinvolgimento di tutto il gruppo di lavoro e non solo del responsabile del servizio. Altri elementi critici, predittivi di incidenti lavorativi, possono, ad esempio riguardare la stanchezza del lavoratore stesso, dovuta a lunghi spostamenti che lo stesso potrebbe dover effettuare per raggiungere il luogo di lavoro; da turni di lavoro che si potrebbero prolungare oltre il suo normale orario; da attività lavorativa che richiede una grande concentrazione; che aumenterà in modo esponenziale il rischio di incidenti.

L’informazione deve seguire una vera linea di comunicazione del rischio, mentre l’Azienda necessita della capacità di affrontare sistemi complessi in continua e spesso caotica evoluzione,

Oggi in ogni ambiente si parla di sfida alla complessità, ma in questo settore è una sfida che va vinta perché la lotta agli incidenti sui posti di lavoro è un fattore di civiltà e di rispetto dell’uomo.

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